Un assurdo incontro

Che la mia casa sia vecchia non ci piove. Anzi, ci piove. Sono due su cinque i lucernari che lasciano passare un rivolo d’acqua e per l’ennesima volta, mi sono armato di guaina liquida, raschietto, pennello e sono salito sul tetto. Mi sono posizionato in ginocchio con le spalle al margone pieno d’acqua del mulino, e alla mia destra improvvisamente si è aperta una finestra.  Si affaccia una signora paffuta, capelli bianchi raccolti in due codine, vestaglia rosa e guance rosse. “E’ lei che vive qui sotto?” mi chiede. “Sì, piacere….”. Sul davanzale c’è un “pedale da braccia”, una sorta di cyclette per le mani. la signora la sposta, si appoggia coi gomiti al davanzale comincia a parlare. A suo dire, non esce da quella casa dal 1986 quando ha avuto un tragico incidente d’auto che l’ha costretta a subire una decina di interventi per rimettersi in piedi. Siccome non se la sente di fare tre piani di scale, non esce più. Ricorda che l’ultima volta è stata nel 1994 per andare al circolo. Che sia vero o meno,  di voglia di parlare ne aveva parecchia e l’ho lasciata continuare per oltre un’ora. Non riesco a smettere di pensarci. Ma come dev’essere una vita così?

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