La morte del caffè

Il caffè sta morendo. E’ una lenta e inesorabile agonia diffusa in tutto lo Stivale, una condanna per l’amato espresso in nome dei capricci della moda e della mania di protagonismo. Un tempo gli italiani si vantavano del proprio caffè giudicando impossibile trovarne uno ben fatto all’estero, eppure quelle stesse persone sono entrate nella spirale della spesso ingiustificata e ridicola passione per la storpiatura. Fino agli anni novanta, caffè e cappuccino la facevano da padroni e chiunque richiedesse un ristretto o un corretto veniva guardato di traverso. Adesso invece, pur di farsi riconoscere, si fanno richieste di ogni tipo, talvolta ai limiti dell’intelligenza. Tazza grande o piccola, tiepido o caldo,  in vetro ma con manico… Un paio di queste  addirittura comiche: proprio stamattina ho assistito alla richiesta di un “Cappuccino senza schiuma”! Mappòrc… ma non è forse un Caffellatte quello? E che cos’è un “Macchiatone” se non un… Cappuccino? Un’altro molto buffo è il “Caffè al Ginseng”, praticamente inutile in quanto le proprietà del ginseng spariscono alle alte temperature e quel sovrapprezzo in nome della tendenza non ha alcun senso. Conosco un tizio che ogni volta che capta una parola nuova, mancando completamente di personalità, la memorizza (o forse la segna in agenda, non so) e la volta seguente lo senti sbraitare “Un Mokaccino con schiuma tiepida in tazza grande di vetro ma con manico in acciaio!”.  Facessi il barista mi rifiuterei di assecondare queste assurdità ed imporrei il mantenimento della tradizione. Altrimenti, c’è sempre Starbucks con i suoi brodi marroncini da mezzo litro che non pretendono di somigliare a niente di italiano.

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8 thoughts on “La morte del caffè

  1. Quanti commenti hai lasciato, mi hai fatto quasi sentire importante 🙂
    Ma… eterofobia??? Cioè?
    (Una mia amica qualche tempo fa mi ha fatto provare il caffè al gingseng: non è che non sia buono, ma non è caffè! [Nota inutile, ma serviva a dare un senso a un commento a questo post])

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  2. Anche a me tutte le mattine al bar di fronte all’ufficio mi tocca assistere alle solite patetiche scene: c’è chi lo vuole lungo, chi corto, chi tiepido, chi bollente, chi al vetro, chi in tazza, chi macchiato, chi schiumato, chi shakerato, chi decaffeinato, chi filtrato, chi aromatizzato… insomma un abominio per come la vedo io. Non sarebbe meglio e più pratico non inventarsi varianti inesistenti e limitarsi a chiedere un semplice, banalissimo caffè??
    Misteri degli italici….

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  3. Sante parole Massy!per me il vero caffè è: tazzina calda col bordo largo, schiumina densa che fa scivolare lo zucchero a poco a poco, profumo di tostatura e non di acqua e cicoria!meglio poco e denso che acquoso e fino al bordo. E poi quel sapore rotondo che ti rimane a lungo …buono!chi ama le ciofeche è come chi preferisce il tavernello al brunello di montalcino!questione di stile!!

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