Mio zio Bruno e Mario Monicelli

Mio zio Bruno ha trascorso trent’anni da vedovo. Ottimo cuoco, pollice verde, entusiasmo e forma fisica. Cura della casa e della persona quasi maniacali, una vita serena fin oltre gli ottant’anni. Poi un giorno si è dimenticato il gas aperto e suo figlio, temendo che il padre stesse perdendo la memoria, lo ha portato a vivere con sé. Dopo due settimane, mio zio Bruno si è tolto la vita, impiccandosi, perché mai avrebbe voluto vivere come un peso sulle spalle altrui. Oggi ho visto l’ultima intervista a Mario Monicelli fatta da Vincenzo Mollica. Monicelli si auspicava una morte rapida, immediata, senza dover giacere in un letto in attesa di un brodino. E così è stato.  La vita è una cosa meravigliosa, da vivere con il massimo entusiasmo. Decidere cosa farne è un diritto, il dolore appartiene a chi resta. La chiesa, ovviamente, non ha voluto officiare il funerale per mio zio.  Auspico anche a me stesso una morte rapida, immediata e, possibilmente, inattesa, non programmata. Neppure da me stesso. Ma dovessi dipendere dalle apparecchiature tecnologiche, pretenderei di morire e pretenderei che chi per me si impegnasse in tal senso.

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7 thoughts on “Mio zio Bruno e Mario Monicelli

  1. Mi dispiace di leggere questa storia che ti ha coinvolto così personalmente. Sono d’accordo con Cinefilnate sul fatto che però le due questioni, suicidio ed eutanasia, debbano essere considerate separatamente e singolarmente. Rimango stupito circa il fatto che qualche prete (idiota) si sia rifiutato di celebrare il funerale: quella del suicidio è una tematica che è stata superata, perchè la stessa Chiesa ha riconosciuto che il suicidio esula dalla intenzionalità del soggetto, venendo meno l’istinto di conservazione che è nell’imprinting umano. L’eutanasia è un discorso molto spinoso. Per motivi di studio ho letto molto sull’argomento e se in prima battutta viene semplice dire che è giusto poter disporre della propria vita, dall’altro occorre non porre in capo a terzi le conseguenze di tali decisioni. Benchè si siano studiate tutte le forme possibili di eutanasia (attiva, passiva, autoindotta, ecc.) non si riesce ancora a venirne a capo, soprattutto in determinati casi. Per la cronaca: la letteratura che consultato è di tematica prettamente scientifica e assolutamente non religiosa.

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  2. La vita è regolamentata, o almeno così dovrebbe essere, da regole e tra queste non mi risulta ci siano quelle che obbligano ad una vegetazione assistita!!
    E’ una vergogna figlia del bigottismo dei nostri governanti che si ripropone periodicamente e, guarda caso, sotto elezioni, basta!
    Non se ne può più!!

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