Io non so chi sei

Ancora una volta vittime o beneficiari delle promozioni online, ci siamo regalati un coupon per lo spettacolo teatrale “Io non so chi sei”, tratto dal romanzo di Giancarlo Pastore ed interpretato da Gennaro Cannavacciuolo, Nicola Pecci e Simone Faucci. E’ stata la presenza di Pecci a stimolare il mio interesse ed a spingermi all’acquisto: talentuoso cantante (cercare il video di Lily su youtube, ndr) è un mio compaesano ed avevo da tempo la curiosità di vederlo recitare. Ho preso l’abitudine di andare al Cinema ed al Teatro vietandomi qualsiasi anticipazione: non leggo trame e non guardo trailer, non cerco foto e non mi informo neppure attraverso le recensioni, preferisco arrivare in poltrona con la sorpresa assoluta, e ieri sera ne ho avuta una piacevolissima. Nel raccolto Teatro di Rifredi a Firenze sono andate in scena tre piccole storie accompagnate dal pianoforte di Michelangelo G. Gagliano e da alcune esibizioni canore da parte dei due attori principali. Avete mai fatto roteare una moneta sul tavolo? Il rumore ondeggiante aumenta sempre più in frequenza ed intensità fino ad esaurirsi improvvisamente quando la moneta si posa. Ebbene, le battute di “Io non so chi sei” hanno avuto un andamento simile. Dalla balbuzie di uno dei personaggi della prima storia, descritto ed interpellato di volta in volta dall’io narrante tramite un buffissimo utilizzo del linguaggio dei fiori, fino all’accendersi della discussione in auto fra i personaggi della storia centrale, condita dalla volgarità dell’uno e dalla tenerezza patetica e vittimistica dell’altro. Infine, un colorato e traboccante salotto ospita la storia finale,  le cui battute via via più fitte fanno ridere fino alle lacrime per poi commuovere e ancora tornare a divertire in un sapiente gioco di scrittura che avrei voluto non finisse mai. Nicola Pecci, che interpreta fra l’altro un brano di Umberto Bindi, ha una dizione maniacalmente perfetta e, a parer di profano spettatore, una recitazione impeccabile. Mi pare riduttivo classificare lo spettacolo nella generica e, onestamente, ormai fastidiosa categoria della “tematica omosessuale”. Ho semplicemente assistito a tre scene di vita così malinconiche, così amare, così tragicomiche che la natura dei personaggi resta un accessorio insignificante. Ci si diverte, ci si emoziona, si riflette e ci si immedesima. Da non perdere.

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