L’inferno in città

imageIl Macrolotto, zona industriale di Prato, è una vasta area a sud della città fatta di strade perpendicolari fra loro e fabbriche, tutte di dimensioni medio grandi, nate negli anni ottanta e novanta quando il successo industriale del tessile pratese ha avuto la necessità di uscire dalle case dei cittadini ed espandersi, quando l’economia in crescita repentina vedeva spuntare industrie alla velocità della luce e trovare lavoro era una passeggiata. Una volta diplomati, era sufficiente scegliere le ditte nelle quali lavorare e presentare il proprio curriculum, con la minima fatica. Io stesso ho lavorato nel Macrolotto, dove i ritmi erano frenetici ed il movimento di mezzi e persone riempiva strade, uffici e reparti. In seguito alla crisi, il Macrolotto di oggi è completamente sconvolto. Le strade del Macrolotto sono semideserte, le ditte hanno insegne cinesi e di italiani ne sono rimasti pochissimi, quasi nessuno. Pur immaginandola, non si era percepita la condizione lavorativa di quegli operai stipati in fabbriche dormitorio fino alla tragedia del 1 Dicembre, quando in un rogo hanno perso la vita sette persone recluse in loculi di cartone privi di vie di fuga. Ieri sera ho voluto partecipare alla fiaccolata tenutasi davanti alla fabbrica distrutta dalle fiamme in Via Toscana. Non avrei potuto immaginare dai soli giornali e telegiornali la situazione reale. Centinaia di persone, forse un migliaio, attorno ad un fiume di candele, hanno pianto questi morti domandandosi se e come cambiare un meccanismo che sembra diventato la normalità. La città non è più la stessa, si respira un clima di preoccupazione, diffidenza, odio, rancore e rabbia che tracimano in sproloqui razziali e xenofobi, stimolati dallo sgomento imbambolato delle istituzioni e dalla mancata commistione fra le etnie, che sono via e via più separate dai limiti dell’ignoranza. Mi chiedo quanto si potrà andare avanti in questo modo, e quanto velocemente questo episodio verrà dimenticato. Perché sarà indubbiamente così, ormai dimentichiamo tutto, siamo capaci di passare alla notizia successiva in un batter d’occhi, ingurgitiamo immagini sanguinose a ripetizione, faticando a separare quelle reali da quelle cinematografiche, e omettiamo di fermarci ad indignarci.

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