Unioni Civili, due parole

IMG-PROFILO-200x200In questi giorni il web è sfiancante, l’argomento infiamma social network di ogni tipo e a me sembra che le persone amino molto sfogare le proprie frustrazioni commentando a caso. Persone che magari dal vivo sembravano avere un pensiero, al riparo di una tastiera acquisiscono il magico potere della polemica scatenando condanne e sentenze sotto l’ombrello (bucherellato) della morale e dello schermo. Amici e parenti che se interrogati esprimono un parere vicino al mio, appaiono poi senza troppa furbizia fra i commenti più velenosi e rancorosi, in pieno contrasto con quanto detto di persona. Ho un blog, non potevo non spendere due parole per esprimere la mia opinione al riguardo. Ma andiamo con ordine.

  • Unioni Civili: L’Unione Civile è, a parer mio, la strada migliore per tutelare il Matrimonio, e non il contrario. Infatti, proprio a tutela del Matrimonio, si vuole istituire questa nuova figura giuridica specifica per tutti quei casi che non rientrano nella definizione di Matrimonio, e mi riferisco a quello religioso ovviamente. Secondo me infatti, il Matrimonio per definizione è solo e soltanto il Matrimonio religioso, ha un’origine ben specifica e, a parte l’ovvietà del nome stesso, è e deve essere fra un uomo e una donna. Quello che invece abbiamo erroneamente chiamato fino ad oggi Matrimonio civile, altri non è che una Unione Civile e così dovrebbe chiamarsi in futuro. La parola civile lo separa e distingue da quello religioso e lo svincola da tutto ciò che riguarda la religione e le sue regole, regole alle quali chi è credente ed osservante vuole e deve riferirsi, perché non si può fare discriminazione al contrario ed imporre ai cattolici di modificare il loro pensiero, qualcosa in cui credono e che intendono difendere. Sono convinto che il Matrimonio religioso sia e debba rimanere quello che è, con la sua specifica parola, rito, figura e cerimonia. Chi sceglie di sposarsi al di fuori della religione, potrà così sottoscrivere una Unione Civile, laica appunto, e che farà riferimento alle sole regole della giurisdizione, in particolare all’Art.3 dell Costituzione, che già da solo racchiude tutto e basterebbe a risolvere ogni questione:”Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali”. E’ un articolo di estrema chiarezza, attualità, modernità ed efficacia, che non lascia fuori nessuno. L’Unione Civile quindi, per come la vedo io, dovrebbe essere un sottoinsieme del Matrimonio Religioso: li accomunano tutti gli aspetti legali, sociali e civili, mentre restano fuori tutte le componenti religiose, quali eterosessualità, devozione, sacramenti e così via. Quindi, l’Unione Civile non fa altro che andare a ripristinare un’evidente e grave lacuna sociale che ha impedito ad una parte dei cittadini di vedersi riconosciuti diritti che erano stati loro garantiti da sempre ma che sono stati negati dalla mancata laicità dello Stato (assistenza al coniuge, assegni familiari, reversibilità della pensione, eredità del coniuge, comunione dei beni, ecc ecc…). Distinguendo in questo modo, infatti, il Matrimonio sarebbe salvo, con buona pace di tutti coloro che si sentono minacciati, ed allo stesso modo, i soggetti che non si riconoscono nei principi religiosi, potrebbero avere la loro sociale e legale figura giuridica senza ledere la sensibilità di alcuno.
  • Adozioni Tout Court e Stepchild Adoption: in Italia non si riesce mai a fare un passo alla volta. A costo di smontare tutto, si butta sempre nel calderone più del necessario per far leva sull’opinione pubblica ed arraffare il supporto dei più pigri, quelli che piuttosto che informarsi prendono qua e là frasi a caso e si bevono qualsiasi novella. Potevamo occuparci delle Unioni Civili, per le ragioni di cui sopra, e in un secondo momento passare al resto, invece stiamo mettendo a rischio il riconoscimento di una istituzione sociale necessaria ed urgente argomentando con assurdità e volgarità completamente inutili. Ho un parere molto fermo e chiaro in proposito, probabilmente in contrasto con quello di molti, ma sono qui a condividere appunto la mia opinione e non voglio omettere nulla. Sono fermamente convinto che chiunque dovrebbe poter adottare un bambino: chiunque abbia la stabilità economica, psicologica ed emotiva, che sia single o accompagnato, che sia uomo, donna, famiglia con figli, coppia di cugini scapoli o di amiche zitelle, di gay o lesbiche: tutti. Chiunque abbia amore da dare, cure, dedizione, sentimento e desiderio, dovrebbe poter accogliere un bambino che qualcun altro ha respinto, rifiutato, abbandonato o privato dei genitori. Se tutti potessero, accertata l’idoneità, adottare un bambino che esiste e che è al mondo da solo, in un istituto o per strada, tutti potrebbero avere la possibilità di dare il loro amore, il loro affetto, il loro impegno alla vita, alla società, al mondo intero. Un bambino deve crescere nell’amore, avere un luogo da chiamare casa e qualcuno che lo guidi e lo sostenga nella crescita. E’ tutto quello di cui ha bisogno. Se questo fosse possibile, forse, non ci sarebbe la necessità di ricorrere ad uteri in affitto o fecondazioni in vitro, perché tutti potrebbero soddisfare il proprio bisogno di essere genitore. Io sono per l’adozione tout court, questa appunto, quella universale, e sono anche favorevole alla stepchild adoption (adottabilità del figliastro, ndr), certo, per chi ha già un figlio e forma un nuovo nucleo familiare, etero o omogenitoriale, a tutela di quei figli che esistono ed hanno un genitore non legalmente riconosciuto e dal quale potrebbero essere strappati improvvisamente. Non sono invece favorevole alle pratiche che consentono di diventare genitori a coloro che, per loro stessa natura, non possono esserlo. Comprendo benissimo e condivido il desiderio di maternità e paternità, ma è un desiderio che potrebbe e dovrebbe essere soddisfatto appunto con l’adozione di quei bambini in attesa di una famiglia, non generando vite tramite pratiche mediche che vanno a compensare quello che non si può essere. A mio parere, è una forma di egoismo, nel vero senso del termine.

Il mio parere non conta molto, è solo il mio, ma spero presto di poter vivere in un Paese dove veramente tutti, ma proprio tutti, abbiano gli stessi identici diritti e doveri, tuttavia, sono molto pessimista al riguardo e non molto fiducioso sull’evoluzione della nostra società odierna. Spero vivamente di venir presto smentito.

 

 

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4 thoughts on “Unioni Civili, due parole

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