La Persiana

(Racconto 2°classificato al concorso “Nonno raccontami una storia 2009”)

“Tre, due, uno…” pensò l’edicolante e, infatti, puntuale come sempre, Michele spalancò le persiane al secondo piano facendole sbattere contro il muro in un forte schianto. Alcuni piccioni volarono via e l’edicolante alzò gli occhi al cielo, imprecando. Restare vedovo aveva sconvolto la vita di Michele che, convinto di andarsene per primo, aveva messo in mano a Giovanna ogni responsabilità adagiandosi nei suoi ottant’anni come un cane che smette di alzare la zampa e, stanco, la fa camminando. Quando c’era lei, Michele doveva soltanto vestirsi e mangiare, usare il telecomando e, di rado, accompagnarla alla sagra del paese. Rimasto solo, aveva scoperto supermercato, lavanderia, ufficio postale e tanti piccoli impegni di cui si era sempre infischiato prima, aveva comprato una sveglia e, in pochi mesi, programmato le giornate al minuto, finché la sveglia non servì più. Quasi sordo, non si accorgeva della violenza di alcuni gesti che compiva, ma la sua goffaggine esisteva solo se qualcuno gliela faceva notare. Suo figlio, che viveva a tre ore di macchina, gli aveva fatto visita solo per installare un dispositivo che impedisse al volume del televisore di superare una certa soglia: se i vicini non lo avessero chiamato, non sarebbe probabilmente mai tornato a trovarlo. Finestra, letto, colazione, vestiti. Nove meno un quarto al supermercato, lavanderia il martedì e il giovedì. Undici e mezza rientro a casa con sosta in edicola, acqua sul fuoco e cento grammi di pasta. Lunedì uovo, martedì carne, mercoledì formaggi, poi riso, pesce, verdure. Pisolino di mezzodì e giù al parco a leggere il giornale fino all’orario di cena. Infine a letto. Ogni settimana uguale. La domenica, da buon cristiano, era diversa. Al supermercato sostituiva il cimitero, all’edicola, invece, la Messa. Comprava poi mezzo pollo arrosto al mercato e dopo pranzo, vestito di tutto punto, si recava a passeggio sul lungomare. Molti anziani si occupano dei nipotini, delle bocce, delle carte. Se vedovi, alcuni riscoprono l’amore. Michele, che amici non aveva saputo mantenerne né trovarne, non ci pensava mai. Molte cose perdono di significato da anziani, l’ansia dell’attesa sparisce così come il desiderio di un oggetto nuovo o il senso del possesso. La pensione diviene enorme se non si ha qualcuno a cui fare regali e quanto accumulato diventa inutile e svanisce. Non riconosceva più la propria scuola, passandole davanti, perché non c’era nessuno a cui indicarla. Non serviva notare il cambiamento del quartiere, cosa si erano portate via le bombe e cosa il progresso, se quel pensiero moriva in lui. Pensava solo alla lista di impegni quotidiani, vi si aggrappava con forza, e ne faceva un obiettivo imprescindibile che lo guidava più di una religione, giorno dopo giorno. Un martedì mattina Michele, al solito, aveva sbattuto le persiane, fatta colazione e stava camminando verso il supermercato. Quel giorno però la strada oltre l’angolo era bloccata a traffico e pedoni, pare stessero passando una nuova rete di cavi dallo strano nome, e tutti i negozi di Corso Italia erano chiusi, supermercato e lavanderia compresi. Cosa fare allora? Esisteva forse un altro supermercato? Avrebbe potuto ritirare i vestiti nei giorni dispari? Non avendo niente da cucinare pensò al pollo arrosto del mercato e si diresse alla piazza. Con stupore scoprì che al posto del mercato c’era un parcheggio e, dopo aver chiesto ad un passante, ricordò che il mercato c’era solo la domenica. Le tempie cominciarono a premere e la vista a vacillare: troppi cambiamenti tutti insieme. Tornò a casa che erano appena le nove e un quarto ma, in un gesto meccanico, mise comunque la pentola sul fuoco. Accese il televisore e ci volle un po’ prima che capisse perché il telegiornale non c’era. Scolò la pasta ma, non trovando altro condimento, si accontentò di olio e parmigiano. Infilate due forchettate si arrese: non aveva fame. Sparecchiò quindi la tavola ed entrò nel letto, cercando di prender sonno, ma anche la pennichella era scombussolata e rimase a fissare il soffitto per oltre mezzora. Innervosito, si preparò per il parco, giornale (vecchio) sotto braccio e bastone. Sulla solita panchina lesse più lentamente che poté e dopo il cruciverba unì i puntini numerati ed annerì gli spazi col pallino. Il sole però era ancora alto ed il languore che sentiva non era quello della cena. Tornato a casa terminò il suo pasto ormai freddo, passò in rassegna le trasmissioni del primo pomeriggio e, privo d’interesse, tornò nuovamente a letto dove, a causa dello stress, dormì tutte le solite otto ore. Quando si fu alzato ed ebbe aperta la persiana però, qualcosa era diverso. I lampioni erano ancora accesi e l’alba la si poteva appena percepire da un vago chiarore fra due palazzi. Scaldò il latte e riprese la routine, attento a non sgarrare. Non appena fu fuori, il panico lo colse: il semaforo lampeggiava e la strada era vuota. Si affrettò claudicante verso il supermercato e camminò a fatica sui tavolacci provvisori del cantiere stradale ma anche stavolta sembrava che tutto fosse chiuso. Michele si avviò sudando verso tutti i luoghi a lui noti ma… niente lavanderia, niente mercato. Chiusi anche chiesa e cimitero. Solo il mare era al proprio posto e, naturalmente, la panchina nel parco, ma non aveva giornale né era vestito sufficientemente bene da passeggiare sul molo. I suoi problemi gli parvero così grandi che pianse un po’, tornando a casa. La speranza sembrò riaffiorare quando scoprì che l’edicola era aperta e il suo giornale disponibile. Tirò fuori i soldi e chiese all’edicolante perché tutto fosse chiuso. Quello lo guardò un po’ e dopo avergli riso in faccia esclamò. – Che rimbambito! Non sono neppure le sei, che ci fai a zonzo a quest’ora nonno? Vattene a casa –. Come un cane bastonato, Michele si avvicinò al portone, ma prima che potesse entrare l’edicolante aggiunse: – Se Dio vuole stamattina almeno non sentirò le tue persiane schiantarsi contro il muro! Sembra una fucilata ogni volta, vedi di piantarla vecchio! –. Seduto a tavola Michele aprì il giornale: “Aumentato ancora il numero degli anziani in Italia: troppi vecchi nel nostro paese”. Subito si sentì offeso, poi realizzò di potersi ancora escludere da quel “vecchi”. Nel ripostiglio aveva una cassetta degli attrezzi. Elaborò in un attimo più pensieri di quanti ne avesse avuti negli ultimi due anni e, come un genio del fai da te, tolse i gommini dalle zampe della tavola da stiro, li forò al centro con un chiodo e li appoggiò sul davanzale. “Che ne sapevo io che sbattono? Poteva dirmelo prima, quello! Ora gli faccio vedere io chi è vecchio!” si disse. Prese il martello e si sporse per installare quel rimedio artigianale sulla facciata, dove le persiane, sbattendo, avevano creato un profondo solco. Si sporse ancora e poi ancora un po’. “Tre, due, uno…” penso l’edicolante alle sette e venti, e poi “Già! Il vecchio è sveglio da un pezzo, niente persiane oggi!”

E invece lo schianto ci fu ugualmente, e ci fu pure una sirena. La chiesa riaprì e la lavanderia consegnò il vestito buono, quello della domenica, all’impresa funebre. Quel martedì per Michele fu proprio impossibile rispettare i suoi impegni.

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