Tramonti

(racconto)

Silenzio e magia. La veranda vestita di natura trabocca di vita anche la notte, quando la luce della luna, indisturbata, mostra ancora il rosso cupo di un grappolo d’uva appassita e il viola di un fico d’India. Con discrezione, ogni pianta rimane nel proprio spazio ed in cambio le è concesso di completare il proprio ciclo vitale senza violenza. Così, anche il basilico ha potuto fortificare il fusto e ingrandire le foglie senza perderne il profumo, il roveto si è fatto cornice senza essere invadente e un sottile equilibrio, che sembrerebbe separare un trionfale lusso da un’apparente trascuratezza, sostiene quel mondo incantato. La piccola casa, incastonata fra mare e cielo, sembra essere lì da sempre, quasi fosse un prodotto della terra che, grata di tanta semplicità, l’ha fatta propria fondendola con il paesaggio. La luna, dopo un’ultima occhiata, sparisce oltre il mare. In quel silenzio, Renato si sveglia e scende scalzo dal soppalco nell’unica stanza. Non si può definirne l’arredamento, né è possibile contare gli oggetti, ma lui ha curato ogni dettaglio e sa bene come muoversi. Lo spazio perde di significato e quell’ambiente che non ha niente è così completo e perfetto che la sola cosa che manca è proprio lì, accanto. Non appena lui si incammina, l’orizzonte si accende di nuovo e riprende a luccicare. Diverse centinaia di scalini lo separano dal mare, qualche centinaia in più dal paese sopra di lui. Oggi però ha deciso di scendere. Mentre avanza, mille luccicanti stelle a pelo d’acqua gli corrono incontro e alle sue spalle si annuncia il sole anche oggi. Scende sicuro, come ha fatto un’infinità di volte, conosce ogni scalino abbastanza da dargli un nome. Scende Renato al mare e il mare gli si accende davanti. Vicino e lontano non sono ammessi in quel luogo e non appena giunge in spiaggia sparisce la distanza percorsa, come avesse volato. Proprio mentre si accinge a spogliarsi il sole gli accarezza il collo, lo saluta, e la scintillante corsa di luci termina ai suoi piedi. Tutto è in luce adesso e tocca a lui tuffarsi dove la luna si è tuffata prima e dove il sole si tufferà poi. Sarà così anche domani. Mentre spinge i pensieri sott’acqua e leva al cielo il piacere, le ore passano ed il sole smette di salire. Intanto, la casa lo attende cullando la vite coi suoi fianchi, liberando minuscoli abitanti e aspettandosi un gioiello nuovo in dono. Asciutto, Renato comincia la salita senza fatica. Dieci, cento, cinquecento scalini non sono niente col sole alle spalle che lo sospinge e quando giunge sotto la veranda si volta a ringraziarlo e lo osserva immergersi. Poi si volta verso la casa, le accarezza sorridente le pietre della facciata, la guarda attento cercando la fessura giusta e vi posa il suo regalo di oggi: una conchiglia bianca. Lei lo lascia entrare e lo avvolge di gratitudine, lui le regala una musica classica e una candela accesa. Lei lo osserva mangiare e lui la osserva arrossire in un tramonto di fuoco, poi esce fuori ed entrambi si tingono d’argento. La luna si accorge della nuova conchiglia e la fa splendere insieme a tutte le altre e la casa si avvolge in un’aura candida. Domani accadrà ancora, poi ancora. Qualche volta un gruppo di amici arriverà ad ammirare l’incantesimo, coccolerà quel luogo, e guarderà Renato chiedendosi come tutto ciò sia possibile. Poi gli ospiti se ne andranno, percorrendo distrutti l’infinita scalinata, torneranno ai loro mondi diversi, inebriati e storditi dallo spettacolo e ne custodiranno gelosamente il segreto con la speranza di avere l’onore, un giorno, di assistervi ancora.

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