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Rüfüs -Atlas

RufusaltlasGli album che mi sono piaciuti per intero sono veramente pochi, innumerevoli sono le volte in cui, spinto dalla adorazione per una singola traccia passata per radio, mi sono precipitato ad acquistare il CD che la conteneva rimanendo deluso dalle restanti canzoni presenti. Tra le musicassette ed i CD che ho consumato per intero senza mai saltare una sola canzone mi vengono in mente Rudebox di Robbie Williams, Random Access Memories dei Daft Punk, Non Zero Sumness dei Planet Funk, Erotica e Ray of Light di Madonna. Questo Album si aggiungerà sicuramente alla lista dei favoriti, mi ha acchiappato al primissimo ascolto. Anche stavolta, come accade spesso, sono arrivato molto tardi, l’uscita risale infatti al 2013, tuttavia credo sia un valore aggiunto scovare un artista ed un lavoro che, anni dopo, riescano ad essere attuali ed emozionanti come fossero freschi di incisione. La traccia che mi ha trainato verso l’intero album è Two Clocks, che rimane saldamente la mia favorita. Da segnare nell’agenda per animare una serata divertente, un viaggio in auto verso le vacanze, una serata danzante fra amici, una mostra d’arte. I Rüfüs sono in tre, e vengono dall’Australia e questo è il loro album di debutto. Raramente i prodotti in arrivo from down under raggiungono le nostre classifiche, (ultimo caso memorabile il tormentone di Gotye “Somebodey that I used to know”). In questi giorni, è presente in radio un nuovissimo brano di questo trio promettente, dal titolo “Like an Animal”, che meglio riuscirete ad apprezzare e valorizzare ascoltando prima Atlas. Ovviamente, meglio in cuffia! Notevole la traccia che apre l’album, Sundream (sotto, il video ufficiale).

1. “Sundream” 4:35
2. “Take Me” 4:02
3. “Tonight” 3:46
4. “Modest Life” 3:42
5. “Rendezvous” 4:20
6. “Desert Night” 5:25
7. “Simplicity Of Bliss” 3:10
8. “Sarah” 4:07
9. “Unforgiven” 4:29
10. “Two Clocks” 3:48
11. “Imaginary Air” 7:04

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Sohn – Tremors

Sohn_TremorsArrivo tardi, lo so, ma questo album meritava un posto nel quaderno dei ricordi digitale perché ha davvero saputo emozionarmi, sebbene lo abbia scoperto a quasi due anni dalla pubblicazione. Ascolto musica ogni volta che ne ho la possibilità, naturalmente anche in auto dove tuttavia il suono del mio impianto di quart’ordine non riesce a rendere giustizia al suono degli artisti più raffinati e questo album, ascoltato nel letto con un paio di auricolari di qualità, è avvolgente più di qualsiasi piumone.

La traccia che preferisco è The Wheel, con quel campionamento iniziale, singhiozzato ed a un passo dall’essere fastidioso ma che non è altro che un ingranaggio della ruota del titolo, che si avvia a fatica. La segue Artifice, forse a più radiofonica e meglio conosciuta,  e ancora Bloodflows, dall’incipit che setta immediatamente il mood sulla rassegnata malinconia del testo, affatto patetico, e ancora Tremors, la title track, a chiudere in bellezza. A me l’intero album fa viaggiare, visualizzo immagini di paesaggi sconfinati e inviolati dove rifugiarsi a riflettere. Complessivamente sono appena 41 minuti di musica che vi consiglio di investire in queste gelide sere d’inverno, per lasciarvi avvolgere da un caldo e mistico vapore sonoro, come quello della cover art.

Tracklist:

1. “Tempest” 3:30
2. “The Wheel” 3:53
3. “Artifice” 3:17
4. “Bloodflows” 4:21
5. “Ransom Notes” 4:25
6. “Paralysed” 2:53
7. “Fool” 3:36
8. “Lights” 4:29
9. “Veto” 3:55
10. “Lessons” 3:21
11. “Tremors” 3:29