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Rainbow Children Home

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Diario di Viaggio

Pensavo di andare all’orfanotrofio in Nepal per dare tutto ciò che potevo, offrire il mio aiuto e il mio sostegno. Ci ho messo tutto l’impegno. Ho giocato, pulito, lavato i bambini, tolto loro i pidocchi, cucinato, lavato vestiti e lenzuola, organizzato escursioni e comprato tante piccole cose.  Alla fine però, ho ricevuto molto più di quanto potessi dare. Si è creata una sintonia immediata, dopo un paio di giorni conoscevo già tutti i nomi e le caratteristiche di ognuno dei bambini. Partire è stata la prova più difficile e voglio, devo tornare. Nel frattempo, mentre ancora cerco di metabolizzare le proporzioni di questo immenso rinnovamento che mi sono regalato, ascolto le musiche che hanno accompagnato le giornate alla Rainbow Children Home e rivedo i bambini danzare e cantare.

 

 

 

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Trekking a Sarangkot, Nepal

Dalla cittadina di Pokhara, guardando verso il grande lago Phewa, alla nostra sinistra si vede il bianco stupa del Tempio della Pace, mentre a destra si intravede un rilievo, apparentemente molto vicino, con un forte sulla sommità: si tratta del Forte di Sarangkot, a 1600 metri di quota. Lo si raggiunge comodamente in auto o in scooter, lungo un percorso molto stretto ma agevole che conduce proprio ai piedi del tratto finale, e così abbiamo fatto io, Marta, una ragazza che faceva volontariato con me nell’Orfanotrofio Rainbow Children, e quattro delle ragazze dell’Orfanotrofio: Bhumika, Sujata, Tulasha, e Bipana. Dal Forte, il panorama toglie il fiato: Si riesce a vedere un tratto veramente ampio dell’Himalaya: l’Annapurna è imponente davanti a noi, ma il vero protagonista è il picco del Machapuchare, col suo monolito piramidale bianco e splendente, mai scalato da alcuno in quanto sacro ai locali. Decidiamo di ritornare con una passeggiata nel sentiero che conduce al Lago Phewa. La parte inziale è nel fitto bosco, ben visibile e battuta, e con poche curve si scende di parecchi metri fino a raggiungere un altopiano coltivato a riso. Ci si fa strada fra le risaie su muretti e lungo canali, seguendo a vista la direzione del lago, fino a raggiungere un torrente alla base dei campi di riso dal quale poi, la strada ci porta nella sola direzione possibile e cioè lungo la riva. Ci siamo rifocillati presso un ristorante locale, ed abbiamo proseguito poi in direzione di Pokhara, ad est. Il percorso di solo ritorno richiede circa un’ora e mezza, a noi ne sono servite quasi tre a causa delle pessime calzature delle ragazze e della calma con cui abbiamo affrontato il tratto.

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In partenza

“Prima di partire per un lungo viaggio, porta con te la voglia di adattarti”. Sebbene la canzone di Irene Grandi sembra rivolgersi ad un viaggio interiore, questa frase racchiude la prima regola, mai come stavolta ne avrò bisogno! Capiterò in Nepal proprio durante il Dashain, la festa nazionale che dura due settimane. Vivrò nell’orfanotrofio con ventisette dei trentadue bambini ospiti e cercherò di fare del mio meglio essere loro d’aiuto. Mi aspettano undici ore e mezza di volo, otto ore di bus e due settimane full immersion nel volontariato. Sono sicuro che questa esperienza mi darà tanto, l’ho fortemente voluta ma allo stesso tempo, a soli due giorni dalla partenza, sono molto agitato! Ecco il sito dell’orfanotrofio a Pokhara dove sto andando: www.orphancarenepal.com. A presto!