Cina 中华人民共和国

Questo viaggio ha visto un crollo progressivo e piacevole dei luoghi comuni che accompagnano l’idea che molti hanno del Regno di Mezzo (Zhongguo): la Cina. Una continua scoperta visiva, sensoriale. Shanghai ci accoglie al massimo della tecnologia, accompagnandoci in città dall’aeroporto su di un treno a levitazione magnetica che raggiunge i 430km/h. La città si presenta  proiettata in avanti, non solo nell’aspetto futuristico degli svettanti grattacieli, ma negli spazi immacolati e scintillanti del centro dove regnano ordine e pulizia, tecnica e progresso. A ricordarci di essere in Asia ci pensano gli automobilisti privi di regole e la moltitudine di scooter elettrici che silenziosamente compaiono all’improvviso anche su marciapiedi o zone pedonali. Rimane poco dell’anima di Shanghai antica: una scintillate nicchia di edifici vermigli a Yuyuan Garden, un affollato reticolo di stradine a Qibao e il maestoso lungofiume del Bund. Ci spostiamo a nord sul treno proiettile ammirando una campagna sconfinata ed è Pechino ad avvolgerci completamente rinnovando in me e stimolando in Nicola un piacevole mal d’Asia dal quale è difficile sottrarsi. Beijing, la Capitale del Nord, immensa coi suoi edifici per lo più bassi, si distende in quadrati concentrici attorno alla Città Proibita, nella quale si diventa piccoli e storditi già dopo la prima porta. E’ dalla collina di Jingshan che si può ammirarne l’ampiezza e scorgere in qualsiasi direzione una città che, diversamente da tutte le altre, non minaccia lo sguardo con imponenti grattacieli o mortifica il panorama con ciminiere e tralicci: è una visione armonica, ampia, accogliente. Ne abbiamo conferma attraversando i primi hutong verso Nanluoguxiang, alberato passeggio nella storia costellato da bei caffè e negozi invitanti. Un distretto artistico nato dalla conversione di una ex zona industriale ci meraviglia e appassiona fino a rapirci per oltre mezza giornata. Il verde, per fortuna, continua a dominare la scena, con ampi parchi pubblici disseminati ovunque e viali tutti alberati, vien voglia di cancellare il crescente numero di auto che, seppure ridicolo in proporzione agli abitanti, incombe sulla pace che si respira. Le persone sono cordiali, accolgono con entusiasmo il mio cinese basilare e la comunicazione è sempre divertente. Si percepisce  voglia di individualità nell’uso di moda e tecnologia da parte dei giovani, un risveglio dall’omogeneità mortificante dell’era di Mao.  Tutto questo è ancora più evidente osservando gli anziani esibirsi nei parchi e in ogni piccolo spiazzo a disposizione, al mattino con sedute collettive di Tai-Chi ed alla sera, con una radio improvvisata, in balli di gruppo o di coppia che incantano i passanti. C’è così tanto da vedere e fare che sei giorni volano via in un attimo scanditi dall’ottimo cibo. Infine la Grande Muraglia Cinese, che nella zona di Jinshanling, più genuina e meno turistica, si staglia in tutto il suo originale splendore fin dove l’occhio riesce a vedere.  Ritorno felice, appena più sazio nell’inesauribile voglia di scoperta e conoscenza.

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