Diario Thailandia 2009

(Segue dal racconto che trovate fra i viaggi del LAOS)

21 Giugno Sono arrivato a Nong Khai da Vientiane in Laos, con l’autobus. Non ho portato la guida della Thailandia poiché pesa oltre un chilo ma a memoria raggiungo il centro e con immensa sorpresa trovo un albergo tutto in legno con le camere affacciate su un giardino meraviglioso, letti immensi e sia le pareti che i pavimenti sono in teak. Sembra un luogo bellissimo. Acquisto una notte per soli quattro euro, incredibile. La mia stanza è pulita in modo maniacale ed ho la mia veranda con sdraio, tavolino e fiori dappertutto. La Thailandia non si smentisce mai, il proprietario e’ estremamente servizievole, sul letto ci sono asciugamani disposti perfettamente, ho accesso libero al frigorifero con bibite ed acqua. Il lungofiume è nuovissimo, una passeggiata carica di aiuole curatissime, pavimenti in pietra bianchissima e una fila di locali e ristoranti tutti in legno con terrazze immense piene di gente e golosità locali. Non immaginavo un posto così piacevole. Per cena ordino un Tom Yam che a ragione ricordavo ottimo e piccantissimo. La serata in veranda sullasdraio mi fa sentire così bene che pur non facendo niente rimango seduto due ore a godere dell’atmosfera incantata. 

 
 
 

22 Giugno Finalmente una notte senza incubi. Finora ho sognato sempre di venir sbranato dai lupi o scene in cui mi ritrovavo nudo in pubblico. Nei miei sogni però sono sempre a scuola, alle superiori, notte dopo notte continuo a sognare scene di allora, compagni di allora, chissà che macchinoso meccanismo attiva la memoria di quel periodo in luoghi così remoti. Appena sveglio non ho dubbi: vado dal proprietario ed acquisto un’altra notte. Si sta così bene che è un peccato fuggire subito. Cerco una lavanderia e lascio una busta di vestiti che saranno pronti nel pomeriggio. Il caldo è a livelli africani ma fortunatamente c’è un bel venticello e lo sopporto bene. Vado alla stazione del treno per informarmi sul treno verso Bangkok ed ho un’amara sorpresa: c’è sciopero e tutte le corse sono soppresse. Che sia bloccato quassù? Il gentilissimo capostazione mi da il numero di telefono dicendomi di richiamare domani per sapere se sarà finito e il treno partirà e mi rinfranca dicendomi che è comunque possibile andare in autobus. Speriamo bene. Il pomeriggio lo passo al mercato coperto: un corridoio di negozi e bancarelle lungo mezzo chilometro con varie diramazioni. Ci sono anche tante cose di qualità ottima e, mancando il cibo, non ci sono strani odori come è tipico nei mercati indocinesi. Verso sera mi faccio una doccia e mi preparo per cena: non ho mangiato da ieri ma oggi proprio non ho appetito, forse colpa del caldo. Stavolta mangio un fantastico Curry verde di manzo e poi, mentre sto per rientrare, mi sorprende un temporale violentissimo. Rimango sul lungofiume su una panchina sotto ad una tettoia e me lo godo tutto: tuoni e lampi si susseguono senza sosta e l’acqua che cade fa un rumore assordante. In mezz’ora si calma un po’, torno in camera, poso tutto e mi metto in veranda a leggere e scrivere mentre la pioggia riprende forza per dieci minuti e poi smette.
 
23 Giugno La giornata la passo vagando senza meta per Nong Khai. Per le bancarelle la gente mi riconosce e mi sorride oppure viene espressamente a salutare. In effetti sono molto riconoscibile, unico straniero da tre giorni a spasso. Vado a comprare il biglietto dell’autobus, del treno ho perso ogni speranza e lo sciopero continua, mi dispiace soprattutto non potermi fermare ad Ayutthaya in treno, come avevo programmato. Devo lasciare la stanza a mezzogiorno ma il titolare mi fa tenere lo zaino nel ripostiglio. Alle sette vado alla stazione degli autobus e non credo ai miei occhi quando salgo a bordo. Al prezzo di sei euro per un viaggio di nove ore mi accomodo su un sedile enorme, completamente reclinabile, e mi vengono forniti nell’ordine: asciugamani, coperta, acqua fresca, patatine, wafer e tè verde. Mi domando come facciano a rientrare nelle spese. Il viaggio è piacevolissimo e l’autista estremamente prudente. Ci fermiamo in quattro grandi cittadine e riesco anche a dormire un po’. A bordo viene trasmesso un film e il tempo passa piuttosto velocemente, non capisco però che senso abbia avere i sedili in velluto pesante in un paese tropicale, sono costretto a dormire sopra all’asciugamano per non sudare. 
 
 
 

24 Giugno Arrivo a Bangkok alle quattro di mattina, l’autobus mi lascia in periferia ed occorre quasi un’ora di bus urbano per arrivare in centro. E’ ancora davvero presto e zaino in spalla mi metto in cerca di una sistemazione. Comincio dalla Bo Bae Tower, dove alloggiai nel 2007 e mi emoziono ripercorrendo certi luoghi noti che tanto avevo amato. Dalle sei alle otto vado di porta in porta alla ricerca di una sistemazione. Ricordavo maleodorante e inquinata, ma non così tanto. Con lo zaino in spalla e nonostante l’ora già mi sento svenire: ho visto oltre venti guesthouses e pensioni ma sono piene, o sporche o troppo care. Inoltre l’assillo dei guidatori di tuk-tuk che non mi danno tregua mi ha messo di così malumore che devo rifugiarmi in un internet point. Davanti a me una cartina della Thailandia. Un pensiero dopo l’altro e in due o tre click faccio il programma più veloce della storia: un’ora dopo sono sul treno che mi porta a Hua Hin, al mare, località scelta praticamente a caso. Dove la terra indocinese sgocciola sull’Oceania e l’istmo di Kra trattiene quel lembo Malaysia per un pelo, diviso tra Thailandia e Myanmar, c’è la località balneare di Hua Hin dove vanno in vacanza i Thailandesi piu’ abbienti. La cittadina è una sorpresa come è una sorpresa la guesthouse dove mi sistemo: sospesa su una struttura a palafitta proprio sulla spiaggia! Praticamente esco dalla stanza scendo le scale e sono in acqua. Faccio subito un bagno a mare e l’acqua è caldissima, come un bagno turco. Alle spalle della cittadina, molto vivace e piena di ristoranti, massaggi e infrastrutture, nell’entroterra, c’è un parco nazionale dove spero di poter andare. Pago tre notti. Dopo jungla, villaggi, navigazione, ore nella polvere e tanti chilometri a piedi, questi tre giorni li passerò da Re spendendo un bel niente! Nel pomeriggio mi metto in esplorazione della città. Scopro che il Re risiede qui per la maggior parte dell’anno, infatti tutto in torno davanti alla costa ci sono navi militari di guardia. Oltre al centro città fatto di locali, vicoli e negozi, mi ritrovo in una zona moderna dai tecnologici centri commerciali e tante fra le catene alberghiere note in tutto il mondo e purtroppo anche tutti i fast food americani. E’ un vero peccato che l’identità tipica di questi luoghi si vada piano piano cancellando per far posto ad usi e costumi occidentali.
 
25 Giugno Dopo colazione noleggio uno scooter e parto in esplorazione, seguendo la costa verso sud. Raggiungo il promontorio di Takiap, con un tempio sulla vetta ed un panorama incantevole. Subito vengo attorniato da scimmie e quando ridiscendo la scalinata anche lo scooter è invaso da scimmie che non vogliono saperne di andarsene. Mi scelgo una spiaggia deserta e dopo un paio di bagni a mare mi stendo due ore al sole, poi devo smettere perché non lo sopporto. Decido quindi di partire alla volta del Parco Nazionale al confine con il Myanmar. Sono 73 km di strada bellissima, con asfalto perfetto. Dopo i primi venti chilometri di villaggi e piccoli centri i restanti cinquanta sono un saliscendi fra colline disabitate, mucche che invadono la strada e nessuno oltre me. Tutto intorno vette frastagliate che sembrano conchiglie conficcate nel terreno. Faccio tappa all’ospedale degli elefanti: ci sono elefanti partorienti, convalescenti e anche allestiti per gite nella foresta. Altri fanno gli equilibristi con cerchi attorno alla proboscide e ballano a tempo di musica. Riparto. La strada prende a salire e dopo diversi tornanti si infila in un altopiano pieno di laghetti e fitta foresta. Ad un tratto un cartello che sembra proprio dire “Attenzione alle Farfalle”. Resto un po’ perplesso ma poco dopo scopro il motivo. Nuvole di farfalle nere e blu compaiono all’improvviso in mezzo alla strada, sbattendo dappertutto sullo scooter, sul casco e anche sulla mia faccia, per poco non mi fanno cadere. E così via a intere manciate quasi da offuscare la vista. Finalmente ci sono: un cartello con l’effige del Re Bhumibol da il benvenuto nel Parco, passo un checkpoint della forestale e poi via, ancora foresta per altri dieci minuti. Ed ecco le cascate di Pa-La-U. Mi incammino sulla riva del torrente e una guardia forestale guardando le mie ciabatte infradito mi guarda come a dire ‘dove vai con quelle’. In effetti si scivola parecchio, perciò le tolgo e le mollo da una parte. La jungla è fatta per essere toccata, penso. Le cascate sono su vari livelli, ai due inferiori bassi si accede tramite comodi ponticelli di legno e gradini di pietra, ma poi il sentiero si addentra nella vegetazione lasciando il torrente per un bel pezzo. Cammino scalzo nella fanghiglia, sulle foglie, su radici nodose umide ed è come stare su un tappeto, mi piace veramente un bel po’ questa sensazione di contatto con la natura. Raggiungo il terzo livello e proseguo nell’acqua per altri due fino a trovare una grossa cascata con una grande laguna in cui si getta l’acqua ed una seconda laguna di acqua più ferma e trasparente piena di pesci . Poso tutto sulla riva e mi metto in piedi nell’acqua. Poco dopo mi accorgo di un grosso ragno nero sulla mia spalla e con un getto meccanico lo butto giù. La punizione è tremenda: in un attimo un turbine di pesci si getta sul povero ragno e ne perdo le tracce. Entro nell’acqua fredda lentamente e quando sono immerso i pesci non ci pensano su due volte e si fanno avanti a mordicchiarmi le dita dei piedi e le gambe. Fortunatamente l’acqua è trasparente e vedo tutto quello che accade sotto di me altrimenti me la sarei già data a gambe! Passo così un paio d’ore i beatitudine, ci sono piante che ho visto soltanto al negozio del mio amico Gianluca. Alcune con dei grossi sacchi appesi come contenitori delle dimensioni di una brocca da un litro, e fiori di ogni tipo. Si sente qualche stridulo verso nella boscaglia e ogni tanto si vede qualche scimmia sui rami piu’ alti. Una grossa farfalla arancione si posa sulla mia testa per un bel po’ e rimango immobile cercando di allungare la mano verso lo zaino per fotografarla ma quella invece riparte e si mette proprio sul mio portafogli. Comincia a piovere e ripercorro tutto il tratto nel bosco sempre scalzo e sempre da solo. La pioggia rinforza così nel viaggio di ritorno rimango in costume fino alle porte della città, poi smesso di piovere ed asciutto mi rivesto e vado a restituire lo scooter. Per cena decido di mettere i pantaloni lunghi e di tornare allo stesso piccolissimo ristorante in cui ho cenato ieri. Le zanzare mi hanno sbranato le gambe ma la cena era favolosa. E soprattutto, decido di mettere finalmente un paio di scarpe che non indosso da 14 giorni ormai. I piedi sono neri per il sole di sopra, e neri per le camminate a piedi di sotto. Mi stavo davvero abituando a stare scalzo, magari poter stare scalzi sempre! A cena ordino un Phad Thai che mi viene servito dentro ad un sacchetto fatto con una o melette, dentro ci sono i famosissimi tagliolini con germogli di soia e gamberoni. La solita passeggiata serale e poi a letto. Sotto di me si sente il mare, è quasi come dormire in barca. 
 
 
 

26 Giugno Nella notte mi sono svegliato due volte e sono uscito in terrazza, ma per il resto se conteggio le ore di sonno sono arrivato ben a dieci ore! Tantissime per me. Appena sveglio mi preparo lo zaino e vado in spiaggia, sarà una lunga giornata oziosa, lunga e lenta perché al mare so già che resisterò poco, di mercati e negozi ne ho abbastanza e di escursioni non ne ho in programma. Rimango a mollo un sacco di tempo e mentre sto per andarmene conosco Tlee, un ragazzo di New York in vacanza anche lui da solo. Parliamo così tanto su e giù per la spiaggia che quando ci salutiamo sono ormai le due. In doccia mi accorgo del livello di ustione che hosulle spalle, non riesco neppure ad insaponarmi. Con Tlee ho fissato alle sei per cenare insieme. Ci ritroviamo ed andiamo fino al centro commerciale insieme, ceniamo con pochissimo e poi lui insiste per andare al cinema a vedere Transformers. Prima del film, proiettato in Thai e quindi incomprensibile, tutti in piedi davanti ad un firmato sul Re che viene dipinto come un semidio. Ci salutiamo attorno a mezzanotte, dopo aver fatto tappa in un altro locale. Finalmente una serata con qualcuno, non che la solitudine mi dispiaccia ma comincia veramente a pesarmi stare seduto ogni sera da solo in ristoranti pieni di gente. Tlee poi, è un ragazzo estremamente piacevole, è in Thailandia da due mesi ed ha lavorato alla costruzione di alcune scuole di inglese e fatto tanto volontariato. Davvero un ragazzo saggio e intelligente. Che rabbia non essersi fatti una foto insieme! 
 
 
 

27 Giugno L’ultimo giorno è arrivato. Preparo lo zaino e mentre lascio la mia stanza incontro nuovamente Tlee. Secondo me lo ha fatto apposta. Vorrebbe che andassi in spiaggia con lui ma gli spiego che sono ustionato e che fra due ore ho il treno per Bangkok, se lo perdo arriverò troppo tardi per il mio volo. Ci salutiamo di nuovo e ci scambiamo le e-mail. Cammino lentamente attraverso il paese per far passare il tempo ma quando arrivo alla stazione ho speso solo mezz’ora. Mi siedo a leggere e dopo un po’, riecco Tlee di nuovo. Dice che era curioso di vedere la stazione e mi fa compagnia fino all’arrivo del treno. Saluto con grande dispiacere e parto. Il treno, di sola terza classe, è lentissimo e rumoroso, non ci sono neppure le porte e qualcuno salta dal treno durante il viaggio. Su e giù fra i vagoni passano i venditori ambulanti di pollo fritto, riso e bevande. Arrivo a Bangkok alle 19, speravo di avere un paio d’ore da spendere in città ma è in corso un temporale e prendo il primo bus per l’aeroporto. Ho sei ore di attesa prima del volo, ma non importa. Ogni attesa, ogni silenzio, ogni momento di non far niente semplicemente ascoltare o guardare in questo viaggio ha avuto importanza. Sono soddisfatto, appagato e per niente stanco ma ho ritrovato anche una nuova voglia di tornare, di vedere i miei e la mia casa e portarmi via tutto quello che questi luoghi mi hanno lasciato dentro. Nella cascata ho gettato una monetina, se il desiderio si avvererà….

 

1 Commento

One thought on “Diario Thailandia 2009

  1. Anch’io sogno spesso di tornare a scuola.. mi succede quando sto un periodo senza studiare niente, il mio subconscio mi punisce e mi vorrebbe rimandare dietro ai banchi!! 😉

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